Mostra alla Galleria Fumagalli di Bergamo, 1978

Luigi Ravasio

Una splendida mostra d’arte: Luigi Ravasio torna nella sua città (dopo ampi itinerari, consensi di critica e inviti a presenze significative) con le ultime composizioni del suo laboratorio.
Che c’è di nuovo?
La maturazione di un ciclo importante della sua pittura si consolida con il pieno possesso dialettico dei due elementi: l’intuitivo e il razionale. La superficie dipinta diventa lo spazio corale privilegiato dove si assemblano con lucida scelta, strutture e forme colte nel loro ritmo antagonista, vibranti di tensioni e cromatismi assonanti. È come se un fotogramma in un territorio inesplorato avesse ripreso il momento d’aggancio o intercettato l’azione di una forza che libera orizzonti o di altra che strappa grigie barriere. Sono temi, titoli ricorrenti nel diagramma operativo del pittore Luigi Ravasio.
In un tempo in cui lo spazio scientifico si dilata e quello umano si contrae, Luigi Ravasio con la sua ricerca sembra voler stabilire un nesso tra sviluppo scientifico e fruizione umana; il desiderio di ridurre il gap è tradotto negli itinerari delle sue concatenazioni con tecnica rigorosa – criologica direi – e con progettazione personale tanto da far ri- sultare identificabile d’acchito la bella mano dell’artista.
Di più; sembra emergere dalle tele il segno di una certezza: ogni barriera che si frange porta alla luce, allo spazio, al respiro ossigenante. Non quindi un gioco a labirinto oppure a scatola cinese ma la proposta di un sogno realizzabile, di una meta vicina quasi da ultimo diaframma.
L’astratto ritorna concreto (cadono così ancora una volta le inutili polemiche sulla diserzione dall’arte e dal sociale), il tema esistenziale così eccitante trova nel nostro artista la formula espressiva sensibile di uno svolgimento sinfonico; il timbro di un lavoro di qualità.
L.Ravasio con la sua pittura apre il campo dell’astratto-tecnologico e da flusso alla linea letteraria della poesia-sperimentale, traduce in segni destinati a rimanere la no- stra attualità.
E piace il linguaggio per metafora di colori, il suono per segni fluenti, dinamici, il gioco della nostra vita d’oggi: senso- nonsenso; fossile –fosforescente.
Ma con l’energia potenziale del guado all’affermazione dell’uomo. Il lavoro artistico di L.Ravasio è di alta professionalità: l’idea immagine di una sua composizione passa dalla prima intuizione attraverso reticoli sempre più critici, si organizza in una di- mensione di prova, per esprimersi quindi nella soluzione definitiva: la sintesi strutturale della fase percettiva con quella formale.
Domando a Stefano se gli piace la pittura del padre: ne è entusiasta, ha voglia di crescere in fretta per dipingere presto. È attratto da questo fluire di forme, nastri, colore in uno spazio terso e libero.